AQUAPETRA PARCO D’ARTE

Aquapetra Parco d’Arte

Collezione Agovino e Aquapetra Resort & Spa danno vita ad un nuovo progetto di residenza d’artista, dal titolo Aquapetra Parco d’Arte. Inauguratosi domenica 28 ottobre con la presentazione di due lavori della Collezione Agovino di Chiara Camoni (1974, Piacenza) e Martin Soto Climent (1977, Città del Messico), primi artisti ad aprire la residenza, il progetto prevede la realizzazione di un parco delle sculture, senza impostazione tematica, che lascia agli artisti la libertà di interagire con lo spazio e la natura.

La residenza sarà riservata ogni anno a due artisti, uno internazionale e uno italiano, senza limiti di età, selezionati dalla Collezione Agovino e aventi nella loro ricerca un’attenzione particolare rivolta alla pratica scultorea e alle cultura paesaggistica e ambientale. L’intento principale è quello di instaurare un dialogo tra paesaggio e arte contemporanea, quale fonte di sapere e di esperienza, oltre che di godimento estetico, in linea con i principi che animano il resort, catalizzatore di energia e benessere corporeo e spirituale.

Punto di partenza del progetto Aquapetra Parco d’Arte è quello di dare l’opportunità ad artisti nazionali e internazionali, di generazioni e contesti diversi, di dialogare fra loro e con lo spazio rurale e architettonico del resort, attraverso la formula della residenza, che si struttura in due parti: la prima di due settimane a partire dalla seconda metà di ottobre, periodo in cui gli artisti avranno modo di immergersi nel luogo ed esplorare le sue potenzialità espressive; la seconda nel mese di maggio, in cui gli artisti lavoreranno per realizzare e installare le loro opere, che saranno presentate al pubblico con un secondo evento inaugurale.

Il risultato sarà la produzione di opere inedite site-specific, che restituiranno l’elegante e ricercata identità del luogo e della struttura, e che saranno acquisite da Aquapetra Resort & Spa per comporre il parco d’arte. Nella primavera 2019 saranno presentati i lavori frutto della residenza di Chiara Camoni e Martin Soto Climent. 

Collezione Agovino

La Collezione Agovino ha sede nello storico Palazzo Sessa di Napoli e muove i primi passi circa vent’anni fa con l’acquisizione di un’opera di Mario Schifano. Caratterizzata sin dall’inizio per l’attenzione rivolta al presente, la collezione oggi si compone di circa duecento lavori, tra pittura, installazione, video, scultura e fotografia, e annovera lavori di Giorgio Andreotta Calò, Francesco Arena, Lutz Bacher, Luca Bertolo, Michael Dean, Runo Lagomarsino, Helen Marten, David Maljković, Seth Price, Marinella Senatore, Andres Serrano, Kiki Smith, Michael E. Smith, Martin Soto Climent, Sergio Vega.

Il racconto soggettivo intessuto da Fabio Agovino, che attraverso l’arte trova nuove letture del mondo e del sé, diviene corale e si apre al pubblico con l’inaugurazione di una serie di mostre a partire dal 2011, passando dallo spazio privato della propria sede a spazi del quotidiano, quali la chiesa di San Giuseppe a Pontecorvo con la mostra “Frammenti di Paradiso”, e gli uffici di Banca Widiba, con la mostra “Made in Naples”.

Nel 2017 Fabio Agovino diviene promotore di un ciclo di incontri sul collezionismo intitolato “Il piacere dell’arte e del collezionismo”, per investigare il rapporto tra arte e economia. Nel 2018 la Collezione Agovino inizia la collaborazione con il resort de charme Aquapetra Resort & Spa, con l’avvio di una residenza d’artista e di una programmazione di mostre e eventi rivolti all’arte contemporanea.  
Luca Bertolo
Ho Te, 2017
plexiglass, metallo, neon
162 x 14 x 37 cm
Courtesy Collezione Agovino

“Chissà quante migliaia di volte avrò visto la scritta HOTEL, grande piccola, rossa, bianca... La guardavo: esaurita in pochi decimi di secondo la sua funzione comunicativa, quel nome comune svaniva dalla mia coscienza. Quasi tutte le scritte in giro per la città funzionano così: parcheggio, ristorante, albergo etc etc. Poi un bel giorno ho guardato in alto su un palazzo e - non so neanch'io perché - ho immaginato quella scritta senza la elle finale. Una bomba. Da quel giorno ogni scritta HOTEL che vedevo risuonava come uno statement esistenziale. Non restava che arrangiarne una, materialmente, in quella forma. A volte basta sottrarre per aggiungere”.
Luca Bertolo